E’ morto Giorgio Fedel, il figlio del Comandante Libero autore di importanti ricerche e pubblicazioni sulla prima Resistenza in Romagna

Venerdì 11 luglio 2014, è morto a Treviso Giorgio Fedel, il figlio secondogenito di Libero, negli ultimi 12 anni impegnato fortemente nell’opera di ricostruzione storiografica della prima Resistenza in Romagna (http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2014/07/12/news/addio-giorgio-fedel-era-commercialista-e-migliorista-1.9587263). 

Si è spento dopo una breve quanto inesorabile malattia, appena due giorni dopo aver approvato le bozze di stampa del suo ultimo libro: “La primaResistenza armata in Italia”, che uscirà a giorni, per i tipi della Fondazione Comandante Libero, con prefazione del prof. Antonio Varsori. 


Vogliamo qui ricordare Giorgio, fondatore e primo presidente della Fondazione Comandante Libero, con una foto scattata a Strabatenza (sede del comando partigiano di Libero) l’8 settembre dell’anno scorso e con queste parole di commiato degli “amici romagnoli” 

Giorgio Fedel, Riccardo Fedel, Comandante Libero, 8 settembre, Strabatenza, Brigata pargiana romagnola

 Giorgio Fedel, figlio del Comandante Libero (Riccardo Fedel) a Strabatenza, sede del comando della Brigata Garibaldi Romagnola, in occasione delle celebrazioni del 70° dell’8 settembre (nel 2013).

 


LA MEMORIA DI GIORGIO: UN’EREDITA’ DA PRESERVARE

Giorgio Fedel ci ha lasciato… per sempre. L’abbiamo conosciuto qui in Romagna nel corso degli anni, chi prima e chi dopo, lui veneto impegnato nella ricerca su di una storia che ha conservato sino a ieri molti misteri: quella della Resistenza armata nel nostro territorio, giusto settant’anni fa. Misteri che sono stati svelati di recente e definitivamente dal ritrovamento di documenti per i quali lui si era tanto impegnato, che ci raccontano della rimozione di suo padre Riccardo (Libero) dal comando di quella brigata partigiana che egli aveva organizzato e comandato nelle nostre montagne dallo scorcio del 1943 ai primi mesi del 1944; sino alla vigilia del grande rastrellamento nazifascista dell’aprile che aveva portato strage nelle fila della brigata stessa e fra le popolazioni civili e distruzione nei borghi del nostro Appennino: oltre 400 furono i morti. Le nuove carte, grazie alla caparbietà e alla professionalità di Giorgio, ci documentano anche le false accuse inventate dalla fazione settaria del movimento partigiano per giustificare la fucilazione di Libero e la dannazione della sua memoria, sino ai nostri giorni. Giorgio ha studiato e scritto molto su quelle vicende, dandoci un prezioso contributo di conoscenza. Abbiamo assentito ed anche dissentito da alcune sue deduzioni, in quel rapporto di rispetto e anche di amicizia che è naturale fra chi fa ricerca: un confronto verso la verità. Fra le sue idee e le nostre, quel confronto continuerà nell’impegno per l’affermazione dei valori democratici che ispirarono in quel tempo la lotta per la nuova Italia. Addio Giorgio, che la terra ti sia lieve.

gli amici romagnoli (Oscar Bandini, Ennio Bonali, Luciano Foglietta):

 

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